San Nicolò di Acquapremula

È presso Sellano, di fronte alla statale lungo il vigi. Non si può terminare meglio la giornata di riposo che al sacro convento, ora villa dei Tulli Spoletini.
Avanti al mille vi era sorta una cella monastica dedicata al santo di Mira il cui culto vi era giunto attraverso gli eremiti siriani. Nel sec. XI l’oratorio passò ai Benedettini di S. Eutizio: la donazione da parte del vescovo Enrico Gualfredi all’abate Leto avvenne nel 1115. L’oratorio monastico era l’attuale cripta a due navate con due colonne centrali sostenenti i sottoarchi e le crociere. L’abside era rivolta all’attuale facciata del 1570. I fratelli Tulli con fine gusto artistico l’hanno ripristinata insieme al convento. La chiesa fu sopraelevata nel sec. XIV dai Benedettini nella stessa direzione: la parete verso il refettorio con portale a rincasso e lunetta: era la facciata della stessa chiesa romanica. Quando nel 1568 il monastero passò ai Cappuccini per concessione dell’Abb. Commendatario Card. Marco Antonio Maffei, la chiesa fu ampliata e orientata diversamente, con l’aggiunta del coro e di una tela del patrono (Immacolata tra S. Francesco e S. Nicola) del 1620.
È tradizione che nell’eremo sia vissuto S. Severino vescovo di Septempeda (Marche). I Cappuccini, il cui convento fu soppresso nel 1866, vi rimasero fino al 1884. Qui vi erano vissuti i santi cappuccini P. Giustino da Norcia e P. Felice M. Severini ambasciatore. Ora le celle ed il piccolo chiostro sono stati reintegrati. All’interno aleggia il grande silentium, interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal mormorio delle preziose fonti. I nuovi alberi formano attorno una fascia di verde. È una sosta veramente distensiva. L’acqua premula detta “Tullia” batteriologicamente pura e diuretica è utilissima nella calcolosi urinaria, nelle dispepsie gastriche, e la quiete della natura, che di Dio è figlia, vi depurerà ogni intossicazione dallo spirito.

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